L’arousal e il lavoro sulla calma


L’arousal e il lavoro sulla calma

 

C’è una bella differenza tra starsene tranquilli sulla propria brandina e camminare avanti e indietro, magari raspando contro la porta o mordicchiadosi freneticamente il fianco, così come non vi è dubbio che sia preferibile un cane interessato al mondo piuttosto che un individuo completamente apatico che non prova alcun orientamento verso ciò che lo circonda. Ovviamente stiamo parlando di situazioni ordinarie, quando cioè noi e il nostro pet siamo in casa, in tranquillità e non c’è nulla che sta sconvolgendo la nostra quotidianità.

Se ci apprestiamo alla passeggiata oppure stiamo invitando il cane al gioco o, ancora, è appena entrato un ospite, è naturale che il nostro quattrozampe vada in eccitazione. Allo stesso modo, se torniamo a casa dopo una lunga passeggiata o un viaggio, se Fido ha appena consumato un bel pranzetto, se il silenzio o l’oscurità in casa concilia il sonno, è altrettanto naturale che il cane preferisca abbandonarsi nelle braccia di Morfeo piuttosto che interessarsi di qualcosa. Ma se nelle situazioni normali, lontani dalla frenesia o dalla sonnolenza, il nostro pet è inquieto o apatico, oppure passa da fasi di inquietudine a fasi di apatia, senza mai rimanere in uno stato di calma… beh, allora occorre fare qualcosa per migliorare il suo stato di benessere.

Il cane che sa stare tranquillo sulla copertina osservando il mondo o mordicchiando un giocattolo e che all’occorrenza sa interessarsi di quello che gli accade intorno, con attenzione ma altresì con concentrazione, è anche in una condizione di benessere. L’inquietudine o facilità di eccitazione indica che il cane è troppo attivato – gli etologi chiamano questa condizione “stato di alto arousal” – e questo lo rende estremamente reattivo e sensibile a tutto quello che gli succede, ma anche insofferente verso l’inattività: in poche parole il cane non si trova in una condizione di benessere. Pertanto anche quando lui si eccita per un motivo, la passeggiata piuttosto che l’ingresso di un estraneo, è buona cosa lavorare sulla calma ossia non incentivare tale stato.

E l’incentivo più forte per il cane è sempre la relazione: per esempio sgridando, accarezzando, facendo le feste, dando attenzione. Cosa fare allora? Il migliore atteggiamento è stare in silenzio e attendere che il cane si tranquillizzi per poi dargli attenzione quando è calmo. Una predisposizione a stare in una condizione di alto arousal rende il cane più reattivo – abbaiare, mordicchiare, correre – e questi atteggiamenti rappresentano importanti problemi nella relazione, ma soprattutto rendono il cane inquieto e quindi sofferente e predisposto a problematiche comportamentali come l’ansia, l’irritabilità, la compulsività.

Per evitare tale condizione è indispensabile lavorare sulla calma, premiando il cane con attenzioni e bocconcini, tutte le volte che se ne sta tranquillo accanto a noi o sulla sua brandina, ed evitando di eccedere nei giochi eccitatori (pallina o tira-molla) preferendo giochi solutivi o la ricerca olfattiva. Se è vero che anche lo stato di apatia – condizione di “basso arousal” – va evitato, cercando di interessare il cane al mondo esterno promuovendo passeggiate all’aperto, incontri con altri cani e il gioco attivo, d’altro canto è evidente che la maggior parte dei problemi lamentati dalle persone riguardano la facilità eccitatoria del loro cane.

Lo stato di alto arousal rende il cane impulsivo, vale a dire propenso a reagire emotivamente a ogni sollecitazione e a cercare di raggiungere i propri obiettivi con caparbia e in modo smodato. Uno degli aspetti più importanti nell’educazione del cane è la costruzione del “carattere di riflessività” ovvero la capacità del pet di evitare il comportamento impulsivo sia nei comportamenti motivazionali che nella risposta emozionale. Si tratta di un requisito molto importante giacché la maggior parte dei problemi gestionali e di inserimento del cane possono ricondursi proprio all’impulsività, ciò che in genere viene definita istintività.

Il comportamento impulsivo ha una sua ragione nell’adattamento filogenetico: il congelarsi di fronte a una minaccia, il rincorrere ciò che si muove, la risposta conflittuale verso un conspecifico dello stesso genere, la difesa aggressiva di una risorsa sono espressioni innate che, se rivelatisi utili nella storia della specie, diventano estremamente problematiche nell’inserimento del cane nelle comuni dinamiche sociali. Il comportamento impulsivo crea criticità al parco, nelle situazioni affollate, al bar o al ristorante, sui mezzi pubblici – solo per fare dei piccoli esempi – perché sempre nella quotidianità si vengono a presentare quelle situazioni standard che possono suscitare un comportamento impulsivo.

Lavorare per la capacità riflessiva del cane non significa snaturare il cane o inibirlo, ma più semplicemente costruire e rafforzare delle espressioni di proposta e risposta più competenti e socialmente sostenibili. Il comportamento impulsivo dà luogo ai seguenti problemi: a) comportamento diretto e individuale: il cane non ascolta più e non si sente in coppia ma agisce in modo individuale; b) elusione degli autocontrolli: il cane non è in grado di frenare il suo comportamento; c) risposta istintiva: il cane agisce seguendo l’innato e non facendo tesoro dell’esperienza e delle conoscenze; d) fluttuazione di arousal: il cane passa da momenti ad alto arousal a improvvise cadute di attivazione.

Va detto che il comportamento impulsivo, in quanto disadattativo, non solo crea problemi di gestione e conduzione del cane ma provoca situazioni di stress e disagio. La riflessività è una qualità che si raggiunge attraverso la valorizzazione delle capacità cognitive del soggetto: per esempio aumentare le conoscenze, lavorare sugli autocontrolli, favorire lo stato di calma, migliorare la relazione. Per raggiungere l’obiettivo riflessivo si lavora soprattutto sull’attivazione, cercando di rendere l’arousal più stabile e intermedio (calma) possibile, e parimenti sull’autocontrollo.

Anche gli esercizi di relazione e in particolare quelli che lavorano sulla mediazione, ossia sul rivolgersi al proprietario per ottenere quello che si desidera, vale a dire gli esercizi sulla richiesta e sui permessi, aiutano a frenare l’impulsività perché abituano il cane a non agire in modo individuale e diretto. Infine per potenziare la riflessività è importante dare al cane quante più conoscenze possibile ovvero arricchire il suo piano d’esperienza. Quanta più conoscenza daremo al cane tanto più lo aiuteremo ad affrontare in modo riflessivo le situazioni ordinarie. Orbene il comportamento riflessivo è espressione di libertà giacché l’impulsività a ben vedere è chiusura all’interno di comportamenti molto rigidi e innescati. Starà meglio il cane e staremo meglio anche noi.

 

Articolo di Roberto Marchesini tratto da www.siua.it