Picasso e il bassotto Lump


Questa bellissima storia è narrata nel libro del veterano della fotografia made in U.S.A. David Douglas Douncan.

Pubblicata nell’estate del 2006, non è ancora presente una versione in lingua italiana, solo in inglese e in francese.

Consigliamo vivamente a tutti voi la lettura di questo libro!

Tutte le immagini inserite sono dei legittimi proprietari.

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Il 19 aprile del 1957 il fotografo, che aveva fatto un servizio su Picasso l’anno precedente, si recò nella villa del maestro chiamata «La Californie» in Costa Azzurra.

Con sè portò anche Lump (“Birba” in italiano) un bassotto di 8 mesi da poco acquistato in un allevamento di Stoccarda, poichè sembrava che l’altro cane di Douncan, Kubla un levriero afgano, avesse da ridire sul nuovo arrivato.

Il fato volle che tra Lump e Picasso fosse amore a prima vista.

Gli bastò entrare in quelle stanze, piene di mobili e di strani oggetti, per avere l’impressione di conoscerle da sempre.

Senza alcuna soggezione annuso’ dappertutto, fece pipì contro una scultura, giocò e saltò su un divano.

Quel posto gli piacque e gli piacque, soprattutto, il proprietario, un uomo magro e abbronzato con due occhi scuri, vivi e intelligenti.

Nel suo cuore Lump aveva deciso e non ci fu verso di riportarlo fuori dalla villa.

I due si intesero a meraviglia.

Molte le somiglianze tra i due: autonomi, intelligenti, vivaci e pieni di temperamento.

Il bassotto trattò l’artista da pari a pari.

Con gli anni Lump imporrà le sue abitudini.

Occuperà, poco a poco, tutte le stanze, continuerà a far pipi sempre vicino alla stessa scultura, l'”Homme au mouton”, il bronzo alto più di due metri nel giardino, sonnecchierà sul medesimo divano, mangerà al tavolo dei padroni con un piatto personalizzato dal pittore.

Picasso aveva altri animali,il boxer Yan e la capra Esmeralda, ma l’unico che ebbe trattamenti speciali fu proprio Lump che accompagnerà Picasso nei momenti più felici.

Il primo ritratto di Lump gli portò fortuna in amore, lo regalò a quella che sarebbe stata la sua futura moglie, Jacqueline Roche.

Tra il 17 agosto e il 30 dicembre del 1957, Picasso inserì il bassotto in uno studio per l’opera “Las Meninas”.

Dipingerà 44 studi per la celebre rivisitazione del dipinto di Velazquez e in ben 15 di questi comparirà Lump.

 

A nessun altro animale, eccetto Lump, era permesso l’accesso allo studio di Picasso.

Spesso dormiva sulle sue gambe mentre dipingeva, restando in silenzio, pressoché immobile.

In altre occasioni vi era un’interazione vivace, come quando il bassotto rubò dalle mani di Picasso un coniglio disegnato sul cartone e lo portò in giardino per farlo a pezzi e seppellirlo sotto terra.

Picasso ha prodotto un’infinita quantità di piatti decorati con Lump che era solito donare copiosamente ai suoi ospiti, tutte copie del primo che fece nel 1957 per suggellare il loro incontro.

Dopo un periodo di felicità durato sei anni, Lump si ammalò, iniziando a soffrire di un problema alla spina dorsale, molto comune per i bassotti, che lo portò alla paralisi degli arti posteriori.

In Francia a Cannes dissero che era incurabile.

Il caso giocò di nuovo un ruolo essenziale perché il fotografo che li aveva presentati, trovandosi di nuovo a casa di Picasso, riportò Lump in Germania, paese di provenienza del bassotto, da un veterinario che riuscì a curarlo riportandolo a camminare sebbene con una “camminata simile ad un marinaio ubriaco”.

Una volta ristabilito, però, Lump non ne volle sapere di tornare dal maestro spagnolo.

Lump morì in Germania 10 anni dopo.

Dieci giorni dopo Picasso si spense in Francia.

Era il 1973.

Arrivato alla soglia dei 90 anni Duncan ha deciso di raccontare la storia dei 17 anni di amore tra Lump e Picasso nel libro L’odissea di un bassotto – l’ultimo di nove volumi di fotografie dedicati al pittore.

Da sempre impegnato a difendere Picasso dalle critiche più feroci, anche in questo libro Duncan lo descrive come un uomo dai sentimenti umani molto intensi, a cui capitò di avere accanto un cane assai divertente.

Picasso avrebbe rivelato al fotografo: “Lump is not a dog, is not a man, is somebody else”, lasciando intendere la natura magica del suo amico a quattro zampe, una creatura che trascendeva ogni definizione.